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Coordination marée noire



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   Mercurio in mare scatta l’allarme

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dimanche 25 août 2013
statut de l'article : public
citations de l'article provenant de : Shippingonline .it


La contaminazione da mercurio potrebbe essere più estesa del previsto : lo indica la scoperta che anche i microrganismi che vivono nell’oceano aperto, e non solo quelli delle coste, convertono il mercurio inorganico in una sostanza tossica che può essere assimilata dai pesci. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, si deve al gruppo coordinato da Joel Blum dell’università del Michigan e chiarisce il mistero di come il mercurio contamini il pesce in mare aperto. Secondo il lavoro questa sostanza negli oceani aumenterà nei prossimi decenni e, nel Pacifico in particolare, potrebbe raddoppiare entro la metà del secolo. I ricercatori mostrano che l’80% della forma tossica di mercurio che si trova nei pesci dell’Oceano Pacifico settentrionale, e chiamata metilmercurio, è prodotto nelle profondità oceanica dai batteri che si cibano di materia organica. Per nutrirsi, i batteri scompongono la materia organica e trasformano il mercurio presente in essa nella forma tossica. Disciolto in acqua, il mercurio non solo contamina la catena alimentare marina ma arriva anche all’uomo che lo assimila soprattutto consumando pesci di grossa taglia come pesce spada e tonno. Gli effetti sull’uomo possono includere danni al sistema nervoso centrale, al cuore e al sistema immunitario. Ma a essere particolarmente vulnerabile è il cervello in via di sviluppo dei feti e dei bambini.

È noto da tempo che i grandi pesci predatori marini contengono alti livelli di metilmercurio ma finora non era molto chiaro il perché. Ora è stato scoperto che, nel determinare la quantità di mercurio tossico contenuto nei pesci, la profondità alla quale una specie si ciba è importante quasi quanto la sua posizione nella catena alimentare perché è al di sotto di 50 metri dalla superficie che è presente la maggior parte del mercurio tossico.

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